
Biografia di Paolo Conte
Paolo Conte è uno dei più originali cantautori italiani, e di sicuro il più erudito e coerente. Il suo stile nasce dall'accordo tra le ninnananne fantasmagoriche di Leonard Cohen, la sensibilità da cantastorie parigino di inizio '900, le big band jazz di Duke Ellington e Bix Beiderbecke, la sensibilità del song jazz-pop di Hoagy Carmichael e della chanson di Jacques Brel. A questo va di certo aggiunto uno stile erudito di costruzione delle liriche, sempre in bilico tra passioni sfrenate, malinconie di memorie passate, spiriti eleganti e forbiti, immagini traslate spontaneamente verso la sinestesia e il simbolismo da belle epoque, dove a tratti si fa largo un ermetismo schivo.
I suoi due strumenti, il pianoforte e la voce (prima ancora che le canzoni vere e proprie) faranno da battistrada a una delle contaminazioni più seducenti di sempre, almeno nei rispetti del panorama del cantautorato italiano, e insieme contribuiranno al non trascurabile merito di aprire le porte alla riscoperta filologica e classica (estranea quindi agli esperimenti del giro Cramps, Perigeo, etc.) della musica jazz in Italia, fino ad allora tenuta a forza nell'oscurità. Il Conte interprete, in ultima analisi, si pone come chanteur decadente, distaccato, obliquo e nobile a un tempo, con un timbro vocale roco e profondo, soavemente sferzante, pungente e anti-retorico.
Paolo Conte nasce nel 1937 ad Asti, da una famiglia di legali. Durante la guerra trascorre molto tempo nella fattoria del nonno, laddove si compie uno dei primi capitoli della sua formazione: il rispetto della diversità delle culture e, allo stesso tempo, del proprio luogo d'origine. Tramite i genitori (appassionati sia di musica colta che di canzoni popolari) apprende i rudimenti del pianoforte, assieme al fratello minore Giorgio, ma la vera passione musicale giunge con l'immediato dopoguerra. L'avvento della stagione del cinema moderno, oltre alle marce delle bande militari americane, ma soprattutto l'ascolto di dischi e di concerti di musicisti americani in tour, generano il primo embrionale amore di Conte per la musica jazz.
Laureatosi in Legge all'Università di Parma, inizia a lavorare come assistente presso lo studio paterno, ma nel frattempo decide di estendere al livello semi-professionale gli studi musicali. Sono quelli gli anni delle sue prime band, i cui nomi tradivano l'euforia per il jazz e lo swing d'oltreoceano: Barrelhouse Jazz Band, Taxi for Five, The Lazy River Band Society. Il più fortunato del lotto, il Paul Conte Quartet (in cui figurava anche il fratello Giorgio alla chitarra, mentre a Paolo spettava il vibrafono), arriva ad incidere un Lp di brani standard jazz per la Rca ("The Italian Way to Swing").
Fonte per approfondimento:
Sidney Bechet

Sidney Bechet (New Orleans, 14 maggio 1897 - Garches, 14 maggio 1959) è stato un sassofonista, clarinettista e compositore di musica jazz nato a New Orleans, in Louisiana. Fin da ragazzo, Sidney era in grado di imparare a suonare facilmente qualunque strumento musicale che avesse alla sua portata. Alcuni abitanti della sua città lo ricordavano come hot shot di cornetta negli anni della sua gioventù. Nel 1941, durante un primitivo esperimento di overdubbing agli studi della RCA, registrò in momenti successivi le piste di ben 6 strumenti diversi; clarinetto, sassofono soprano e tenore, pianoforte, contrabbasso e batteria. Questa registrazione può ancora essere ascoltata nel brano Sheik of Araby.
All'inizio elesse il clarinetto come suo strumento principale, restando così tra i più grandi clarinettisti del periodo per decenni, anche se lo si ricorda come maestro del sassofono soprano. Bechet fu forse in assoluto il primo sassofonista jazz degno di nota. Suoni decisi, idee e improvvisazioni ben concepite, e un vibrato ampio e distintivo caratterizzavano il suo modo di suonare.
Ebbe numerose esperienze come musicista in show itineranti ancora prima di abbandonare la sua città all'età di 20 anni. Non felice di rimanere stabile in un luogo a lungo, viveva a Chicago, New York e in Europa, fino al momento in cui decise di stabilirsi definitivamente in Francia nel 1950. Un anno dopo, ad Antibes, sposò Elisabeth Ziegler.
Bechet compose con successo brani jazz, pop e anche lunghi concerti; questi suoi lavori sono sovente stati rieditati. Tra i suoi brani più famosi possiamo ricordare quelli suonati come spalla di Louis Armstrong nel 1924 nei Clarence Williams Blue Five, o, negli anni 1932, '40 e '41 a fianco dei New Orleans Feetwarmers, una sessione del '38 con l'orchestra di Tommy Ladnier, oltre a varie versioni della sua composizione Petite Fleur. Aveva suonato anche con Duke Ellington, ma purtroppo non furono mai registrate queste esibizioni. La forza e la singolarità della personalità musicale di Bechet sono evidenti in tutte le sue registrazioni. Gli esistenzialisti francesi arrivarono a soprannominarlo le dieu, il dio.
La sua influenza musicale si fa sentire anche nei lavori del sassofonista alto Johnny Hodges, che con lui studiò da ragazzo.
Qualche tempo prima di morire a Garches, il giorno del suo sessantaduesimo compleanno, aveva dettato la sua autobiografia, dal titolo Treat It Gentle, trattalo in modo gentile.
Si suppone che Bechet sia alla base del personaggio del sassofonista Pablo nel romanzo Il lupo della steppa di Hesse, che lo aveva quasi certamente potuto ascoltare durante le sue tournée europee negli anni '20, periodo in cui si era avvicinato al mondo della musica jazz.
BENNY GOODMAN

Goodman nacque a Chicago (Illinois) da poveri immigrati ebrei. All'età di dieci anni cominciò a studiare il clarinetto da Franz Schoepp. A 12 anni suonava già nell'orchestra del teatro ed in diverse orchestre da ballo della città. I suoi maestri di Jazz furono i grandi solisti dei band degli anni 1920 tra cui il Creole Jazz Band di Kig Oliver con Louis Armstrong ed i rappresentanti del Chicago Jazz.
Goodman entrò in una delle band principali di Chicago, l'orchestra di Ben Pollack con cui fece le sue prime registrazioni nel 1932.
Due anni dopo cominciò a pubblicare dischi sotto il proprio nome. Negli anni 1930 suonò con band conosciute al livello nazionale: quelle di Red Nichols, Isham Jones e Ted Lewis.
Nel 1934 Goodman fondò la sua propria Big Band che unì per la prima volta musicisti bianchi e di colore. Con la sua perfezione raggiunse in pochi anni il riconoscimento non solo del mondo Jazz ma anche di molti appassionati di musica estranei al Jazz.
Nel 1938 Goodman diede il suo famoso concerto Jazz nella Carnegie Hall di New York City che era riservata fino allora soltanto allamusica classica.
Oltre alla sua Big Band in cui suonavano tra l'altroi trombettisti Harry James e Ziggy Elman fondò anche il Benny Goodman Quartett che unì i grandi del Jazz Teddy Wilson, Gene Krupa e Lionel Hampton.
Paul Hindemith e Béla Bartók hanno dedicato delle composizioni a lui.
Molti critici di musica sono oggi dell'avviso che Goodman ha avuto lo stesso significato per il Jazz e lo Swing come per esempioElvis Presley per il Rock'nRoll.
Benny Goodman aveva l'obiettivo di avvicinare il giovane pubblico bianco alla musica "nera" e ha quindi collaborato per superare la discriminazione razziale negli USA, perché nei primi anni '30 musicisti Jazz bianchi e di colore, secondo l'opinione pubblica, non potevano suonare insieme nelle band.
Anche per questo, oggi è ricordato come "King of Swing" (pare che sia stato Gene Krupa a dargli questo appellativo).
SWING
Verso la metà degli anni '20 fino agli anni '40, gli stili degli anni precedenti sembravano essere superati e già si delineava un nuovo stile che, sulla base della musica suonata alla maniera di New Orleans e Chicago, diede origine ad uno dei più importanti momenti del jazz, quello della sua massima affermazione di pubblico: lo Swing.
In quegli anni iniziò la seconda migrazione dei musicisti che si spostarono da Chicago a New York.
Lo swing puo' essere inteso inteso in due modi: swing inteso come elemento ritmico della musica jazz, non facilmente trascrivibile su pentagramma quindi soggetto a improvvisazione, e swing inteso come lo stile musicale degli anni trenta, che porto' il jazz alla sua massima popolarità.
Lo swing è stato considerato il genere musicale popolare americano degli anni '30 e '40, grazie soprattutto alla grande popolarità delle orchestre del periodo, peculiarita' che caratterizza lo swing.
In particolare grazie a bianchi che avevano reso popolare una musica che era in origine soprattutto nera. quali soprattutto Benny Goodman
http://www.davidmulliss.com.au/BennyGoodman/benny.htm e Artie Shaw.
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Billie Holiday (7 aprile 1915 - 17 luglio 1959), nota anche come Lady Day, fu una delle più grandi cantanti jazz e blues di tutti i tempi.
In realtà il suo vero nome era Eleanora Fagan Gough, ma scelse il nome d'arte Billie Holiday come omaggio all'attrice Billie Dove, di cui era una grande ammiratrice. Ebbe un'infanzia travagliata, ed iniziò a cantare nei nightclub di Harlem ad appena 15 anni. Nel 1933 diciottenne, venne scoperta dal produttore John Hammond, che le organizzò alcune sedute in sala d'incisione conBenny Goodman. Successivamente lavorò con leggende del jazz comeCoun Basie, Artie Shaw e Lester Young, con il quale fu legata da un intenso rapporto sentimentale.
Billie Holiday fu tra i primi cantanti neri ad esibirsi assieme a musicisti bianchi, superando le barriere di razza e colore. Tuttavia, nei locali dove cantava doveva comunque utilizzare l'ingresso riservato ai neri, e rimanere chiusa in camerino fino all'entrata in scena. Una volta sul palcoscenico, si trasformava in Lady Day: portava sempre una gardenia bianca tra i capelli, che divenne il suo segno distintivo. Il suo coinvolgimento emotivo e la sua voce unica riuscivano a rendere speciali anche le canzoni più semplici.apparve nel film-musical "New Orleans" accanto a Louis Armstrong. Nel 1954 andò in tournée in Europa e nel 1056 scrisse un'autobiografia, Lady sings the Blues ("La signora canta il blues").
Nel 1947 la carriera e la vita di Billie Holiday furono segnate dalla dipendenza dall' alcool e dalla droga, da relazioni burrascose e da problemi finanziari. Anche la sua voce ne risentì, e nelle sue ultime registrazioni l'impeto giovanile lasciò il posto al rimpianto. La morte la portò via molto presto, ad appena 44 anni, per le complicanze di un'epatite.
Il suo impatto sugli altri artisti fu comunque notevole in ogni fase della sua carriera. Anche dopo la morte continuò ad influenzare altre cantanti come Janis Joplin e Nina Simone.
Diana Ross interpretò la sua parte nel film "La signora del blues" tratto dalla sua autobiografia.
Alla fine degli anni ottanta gli U2 le dedicarono la struggente Angel of Harlem: "Lady Day got diamond eyes, she sees the truth behind the lies" (Lady Day ha occhi di diamante, vede la verità dietro le bugie).
Tra le canzoni più famose del repertorio di Billie Holiday ricordiamo God Bless the Child (da lei composta), I Loves You Porgy e The Man I Love di George Gershwin, Fine and mellow, Strange fruit. Quest'ultima canzone fu negli anni Quaranta l'inno della protesta per i diritti civili:
Southern trees bear a strange fruit
Blood on the leaves and blood at the root
Black body swinging in the Southern breeze
Strange fruit hanging from the poplar trees...
(gli alberi del sud hanno un frutto strano, sangue sulle foglie e nelle radici, un corpo nero penzola nella brezza del sud, un frutto strano che pende dai pioppi).
Fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Billie_Holiday
Straordinaria duttilità vocale - era capace di elettrizzanti acuti quanto di suadenti tonalità basse - le sue improvvisazioni e i suoi virtuosismi nello "scat" (stile canoro che consiste nell'usare la voce come uno strumento, cantando sillabe accostate casualmente), Ella Fitzgerald è stata assieme a Billie Holiday e Sarah Vaughan una delle più grandi cantanti di jazz di sempre, distinguendosi soprattutto nel genere dello "swing", in cui eccelleva per una voce sfavillante con cui riusciva, con la stessa intensità, a far commuovere e a far divertire.
Ella Jane Fitzgerald nasce a Newport News, in Virginia, il 25 aprile 1917. Trascorre la sua infanzia in un orfanotrofio di New York, e appena diciassettenne fa il suo debutto come cantante sul palcoscenico dell' "Harlem Apollo Theatre", durante la serata dedicata agli artisti dilettanti.
La giovane si presenta come ballerina, ma una crisi di nervi le impedisce qualunque movimento: una volta fuori dalle quinte è il panico. Su incitamento del presentatore la giovane Ella decide di non lasciare il pubblico a bocca asciutta, e così comincia a cantare. Nonostante l'insicurezza vince il primo premio.
Quella sera stessa viene notata dal noto batterista Chick Webb, che la vuole come cantante della sua band. Dal 1934 al 1939 Ella Fitzgerald canterà con la "Chick Webb Band", della cui direzione prenderà le redini dal 1939, anno della morte di Webb, fino al 1942.
Verso la metà degli anni '40, Ella Fitzgerald si esibisce in Europa e in Asia portando il suo jazz nelle sale da concerto classiche. Ormai è una diva: le sue ineguagliabili doti canore la portano ad affrontare diversi generi, come lo swing, il dixieland e il blues, oltre al caro vecchio jazz. Dal 1946 Ella farà parte anche del "Jazz at the Philharmonic".
Negli anni '50 canta, tra gli altri, con Duke Ellington alla "Carnegie Hall" di New York, e con il trio di Oscar Peterson.
Tra le sue ultime apparizioni in pubblico va ricordato il concerto al "Kool Jazz Festival" tenuto nel 1985 sempre alla "Carnegie Hall". Rimane indimenticabile la sua interpretazione nell'opera "Porgy and Bess" di George Gershwin, al fianco di Louis Armstrong, della cui colonna sonora amava intonare con struggente sensibilità in quasi tutti i suoi concerti la celeberrima "Summertime".
Nonostante negli ultimi anni la grande cantante subisca una grave forma di diabete, continuerà ad esibirsi in pubblico con grande forza d'animo fino al 1992.
Ella Fitzgerald si è spenta il 15 giugno 1996 a Beverly Hills, in California, all'età di settantotto anni.
Testo originale a cura di Andrea Giampietro
A FINE ROMANCE
A fine romance, with no kisses
A fine romance, my friend this is
We should be like a couple of hot tomatoes
But you're as cold as yesterday's mashed potatoes
A fine romance, you won't nestle
A fine romance, you won't wrestle
I might as well play bridge
With my old maid aunt
I haven't got a chance
This is a fine romance
A fine romance, my good fellow
You take romance, I'll take jello
You're calmer than the seals
In the Arctic Ocean
At least they flap their fins
To express emotion
A fine romance with no quarrels
With no insults and all morals
I've never mussed the crease
In your blue serge pants
I never get the chance
This is a fine romance
L'uscita dal guscio mi ha fatto conoscere un potenziale amico con il quale mi pare di poter rilevare alcune affinità interessanti.
Questa occasione mi ha fatto riflettere sul concetto di affinità e su quello di complementarietà.
Il mio lavoro di terapeuta diella coppia mi fa propendere sul pensiero che una coppia per durare abbia bisogno più di complementarietà che di affinità.
Mentre un'amicizia ha bisogno di affinità per nascere e anche per mantenersi.
Ma in una coppia non ci deve anche essere amicizia?
Sì, certo, ma nella coppia l'amicizia è vissuta diversamente rispetto a quella di due amici, essendoci nella coppia una auspicabile sessualità che si traduce in una maggiore confidenza e intimità e nell'amicizia un auspicabile cameratismo che si traduce in condivisione di hobbies o interessi.
Un uomo e una donna sono complementari più che affini sia nella fisiologia, sia nel modo di pensare ed è proprio questo che li attira: la loro diversità, l'uno colma il vuoto dell'altra e viceversa.
Tuttavia, perché un uomo e una donna si sentano attratti l'uno dall'altra sono necessarie anche alcune affinità, tra queste identificherei: la sessualità e l'indirizzo di vita. Per "indirizzo di vita" intendo dire che ambedue vogliano o sappiano di camminare verso la stessa direzione, non necessariamente percorrendo la strada sempre insieme o con lo stesso tempo, ma avendo comunque una meta in comune o che li accomuna (crescere i figli, portare avanti dei valori, costruire qualcosa etc.).
Questo con un amico, non mi sembra necessario.
Un amico è come uno specchio nel quale ci si riflette e per farlo usiamo le affinità che ci accomunano. Attraverso l'amico io mi conosco e conosco.
Non è necessario che si vada alla stessa meta con un amico, e un'affinità sessuale pregiudicherebbe l'amicizia sia nel caso uomo-donna, sia nel caso di gay.
Se qualcuno mi legge, mi interesserebbe sapere cosa ne pensa.
Eccomi di ritorno!
E' stato un perodo lungo, difficile di scelte, di cambiamenti e tutto in questi lunghi giorni, ruotava intorno a situazioni che si sono riproposte come fantasmi conservati negli armadi da anni che all'improvviso sbucano fuori.
In mezzo a tutto questo turbinio di sensazioni e di riordino c'era inesorabile il lavoro che non dà tregua, che non permette soste.
Gli "strizzacervelli" sono i primi ad essere matti, ma non possono dirlo a nessuno!
Così, gli unici momenti veramente "miei" li ho passati ad ascoltare il mio amato jazz e l'altrettanto amato Paolo.
No, non potevo scrivere e non ho ancora amici nel blog che sentono la mia mancanza, anzi veramente non so nemmeno se qualcuno sa che esisto!
Mi hanno consigliato di girare un po' per conoscere "affini", beh, ora che ho un po' più di tempo libero lo farò.
Chiudo con queste parole di Paolo Conte che in questo momento mi ispirano:
Il Maestro è nell’anima
e dentro all’anima per sempre resterà
viva lei, bella e martire,
che tutto quello che le chiede gli darà
niente di più seducente c’`e
di un’orchestra accitata e ninfomane
chiusa nel golfo mistico
che ribolle di tempesta e libertà
turbinando nel vortice
dove spariscono i paesi e le città
nel miraggio di quei semplici
e di quei soliti che arrivano fin là
per vederlo dirigere
con la perfidia che scudiscia ogni viltà,
il maestro è nell’anima,
e dentro all’anima per sempre resterà.
Hallo!
Che bello, ritorno e trovo ben due commenti al mio Blog. Grazie!
Sono stata in patria, una rimpatriata a Londra di qualche giorno per rivedere gli amici, i parenti.
Passeggiate, risate, incontri lungo il Tamigi e la vecchia Londra sorniona che mi sorride libera.
Londra è l'emblema della libertà. Ma non ho ancora capito se questa libertà è data dal rispetto insito nel londinesi nei confronti del loro prossimo o dal loro non interessarsi a nulla che sia il loro mondo privato o il mondo in cui gravitano. A Londra, da sempre puoi girare nudo o dipinto di giallo e blu, e nessuno ti guarda. Il londinese apparentemente non giudica. Ma non sono certa che sia così. Nella mia famiglia (sono di origine inglese) si fanno pochi commenti sulle abitudini altrui e solo per tirarne fuori del sano umorismo. Ma dietro l'umorismo c'è la figura del Buffone di corte, così caro a Shakespeare, il personaggio che protetto dalla maschera buffa era autorizzato a dire la verità.
A Londra sono andata ad ascoltare un concerto jazz.
(Big Louis)
Amo il jazz dallo spiritual songs al blues, con una predilezione per la Scuola di New Orleans (Louis Armstrong), il Dixieland (Nick La Rocca), lo Swing (Benny Goodmann), il Bebop (Charlie Parker). Mentre non sento il Cool Jazz.
(Great Benny)
Il Bebop è il jazz di indirizzo moderno, più colto, più sofisticato. Alcuni musicisti di colore accusavano i bianchi di aver abbassato il livello del jazz. Pertanto riproponevano uno stile colto, avanzato, per certi aspetti rivoluzionario. Bebop è un termine onomatopeico che sta ad indicare la tecnica del vocalizzo adoperata negli assoli strumentali. Le novità introdotte da questo stile riguardano la funzione dei singoli strumenti musicali e il rapporto fra di loro. Viene completamente ridisegnata l'architettura delle armonie:
Il contrabbasso ha più spazio, è più autonomo, più ampio: da un lato assolve alla sua funzione di sostegno, arriva a momenti di integrazione solistica. Tromba, trombone, clarinetto, pianoforte e chitarra eseguono passaggi asimmetrici, spesso contrapposti all'armonia di base. La batteria adotta il piatto pesante diventando più ricca, mentre i tamburi spezzano il ritmo e producono originali variazioni: ne deriva una composizione in cui i passaggi fuori tempo producono un effetto dinamico.
(Charlie Parker)
Per oggi è tutto
So long!
Sotto Le Stelle Del Jazz (Paolo Conte)
Certi capivano il jazz
l'argenteria spariva
ladri di stelle e di jazz
cos'eravamo noi, cos' eravamo noi
Pochi capivano il jazz
troppe cravatte sbagliate
ragazzi-scimmia del jazz
cos'eravamo noi, cos eravamo noi
Sotto le stelle del jazz,
ma quanta notte passata
Marisa, svegliami, abbracciami
stato un sogno fortissimo
Le donne odiavano il jazz
non si capisce il motivo
du-dad-du-dad
Sotto le stelle del jazz
un uomo-scimmia cammina,
o forse balla, chissà
du-dad-du-dad
Duemila enigmi nel jazz
ah, non si capisce il motivo
nel tempo fatto di attimi
e settimane enigmistiche
Sotto la luna del jazz